La Claustra, weed end nel cuore della montagna

SVIZZERA | IN MOTO SUL SAN GOTTARDO, ALL'INTERNO DEL RIFUGIO MILITARE TRASFORMATO IN HOTEL DI LUSSO

Una volta era un bunker, oggi è un hotel. Chiaramente senza finestre. Altrimenti non sarebbe un bunker. Spartano, buio, freddo e umido. Poco invitante? Lo abbiamo provato e ce ne siamo innamorati. Dopo i 40 gradi patiti in città, la salita in moto verso il Passo San Gottardo, in Svizzera, lungo la strada cantonale, ha rinfrescato i pensieri, tra tornanti, rocce, paesaggi alpini e la vista, dall’altra parte della vallata, della bellissima Tremola, l’antica strada per salire al Gottardo: un percorso quasi spirituale che porta verso il cuore della montagna. Perché la Claustra, così è chiamato ora l’hotel costruito dentro il bunker, è proprio dentro la montagna. Per trovare l’hotel si deve percorrere la Tremola, i sampietrini con cui è lastrica l’antica strada fanno “tremare”. Arrivando in moto la sensazione è quella del tremolio, da qui il nome “Tremola”.

Un salto nella storia

Il pensiero corre indietro nella storia, verso chi, metro dopo metro, univa come un puzzle questi “sampietrini” che dopo secoli ancora disegnano i bellissimi tornanti di questa strada leggendaria.  E’ un onore passarci in moto, sulla nostra BMW 1.2 GS. Con un po’ di allenamento, in autunno si potrebbe pensare di farla in bicicletta. Chissà… Le mani vibrano sul manubrio, la Tremola si fa sentire. Ci accoglie la nebbia e il freddo. Ma così deve essere. In piena estate, queste atmosfere ovattate, da film, sulla cima del San Gottardo sono preferibili ad una banale giornata di sole. Nella nebbia, intravediamo una bandiera bianca, e pare di vedere scritto LA CLAUSTRA. Siamo arrivati. Non possiamo dire che l’ingresso sia bello. Ma interessante sì. Emozionante? Tantissimo. La voglia di mettere in naso dentro è tanta. Cerchiamo di indovinare dove sia l’ingresso. Guardiamo verso una piccola porta rossa e ci chiediamo se la galleria sia così grande da poter camminare in piedi. Ma ecco che arriva Rainer, il proprietario, a darci il benvenuto. Ci scortano anche i suoi due cagnolini, Nelly e Segundo. Apre un grande portone e ci fa segno di entrare con la moto. Ed ecco un’altra grande emozione, la tecnologia moderna di una GS 1.2 che viola il cuore antico del San Gottardo. Guarda il video.

 

Se fuori faceva freddo, dentro il grandissimo tunnel tutto scavato nella roccia la temperatura è ancora più bassa. L’umidità è dappertutto: cadono goccioline dal soffitto, le narici si riempiono del particolare odore di umido. Si entra nella roccia viva del Gottardo per circa 200 metri. E’ buio e qualche luce ai lati della galleria lascia intravedere lo spettacolo. La particolarità del luogo è estrema. L’esperienza è singolare, assolutamente da provare. Parcheggiata la moto in fondo alla galleria, si entra in un altro tunnel, che potremmo definire la galleria d’ingresso all’hotel. Un tappeto rosso segnala la strada. Alcune porte nere, con enormi sistemi di chiusura incutono timore, ma le candele ai bordi della gallerie rassicurano gli ospiti: il bunker inizia a indossare le vesti di un hotel. Arriviamo all’ultima porta. Si spalanca la “hall” della Claustra. E si spalanca anche la bocca.

Candele, luci ed ombre

La luce fioca di tante candele dipinge le pareti con misteriose ombre. La roccia è ruvida, crea suggestivi disegni sulle grandi arcate dei cunicoli che si diramano da questa grande e ariosa sala. La preoccupazione di dormire in un letto umido, in una grotta fredda, svanisce. La sala ristorante, ricostruita all’interno del bunker con pareti di vetro isolate, è uno slancio di moderna tecnologia. I tavoli sono apparecchiati a regola d’arte, in fondo c’è un bellissimo banco del bar, le pareti sono decorate con lampade di design e l’atmosfera è calda ed accogliente. Procediamo lungo uno dei tunnel, Rainer ci vuole mostrare la camera. Il rumore dell’acqua che scende dalle pareti si fa sempre più forte; a raccogliere l’acqua ci sono due canali lungo il tunnel, dove scorrono due ruscelli. L’idea funziona: sembra una decorazione allestita per rendere il cammino verso le stanze ancora più emozionante. Il pensiero di entrare sempre più dentro la montagna non ci affligge, anzi, la claustrofobia svanisce passo dopo passo, gli ambienti grandi rassicurano, la spa, con bagnoturco, vasche idromassaggio e lettini relax al di là di un vetro infonde una carica ulteriore. Il profumo si mescola a quello delle grotte, ormai parti di questo week end sotterraneo. Un fragore proveniente da una grotta semibuia ci incuriosisce, e all’interno c’è una incredibile doccia (gelida) naturale che scende dalle rocce.

Quel profumo di olii essenziali

Ci affrettiamo verso le camere, Rainer ci mostra la stanza. Semplice e pulita. Niente letto a baldacchino, pizzi e merletti. In un bunker la stanza ha il dovere di essere essenziale. Ci piace. E ridiamo quando Rainer accende una luce che illumina una fotografia e dice con estrema naturalezza: “questa è la vostra finestra”. Il calorifero riscalda l’ambiente, l’umidità è rimasta fuori. Ora bisogna sperimentare l’umidità calda del bagno turco. Andiamo a rilassarci alla spa. Il profumo degli oli essenziali e il vapore caldo ci abbraccia in questo “centro benessere sotterraneo”, costruito tra le freddissime rocce del Gottardo. Le pareti di vetro della zona benessere creano un angolo di paradiso, un piacevole rifugio che incanta. Piano piano ci si sente a casa. Il bunker ci fa innamorare della sua storia, della sua costruzione. E siamo contenti che alla fine non sia mai stato utilizzato. Quassù i bombardamenti non sono arrivati. Peggio se fosse stato utilizzato in caso di olocausto nucleare: non saremmo qui, né noi a scrivere né voi a leggere. Ottimo destino, quindi, quello della Claustra: da rifugio in caso di guerra, a roccaforte dei sensi. Il caldo del bagno turco fa desiderare la “doccia naturale della grotta”, ci avviamo per il freddo corridoio a piedi nudi, e ci lasciamo guidare dal suono dell’acqua che scende dall’alto. E ci godiamo lo scorrere dell’acqua ghiacciata sulla pelle nella grotta buia. Indescrivibile.

Una cucina raffinata

Dopo il relax, è l’ora della cena. L’ambiente è caldo, l’atmosfera appaga i sensi. La sala è arredata in modo moderno, con tocchi di classe e eleganza, una sorta di ristorante alpine chic, nel ventre della montagna. Chiacchieriamo con Rainer, un calice di prosecco e golose tartine. Sfogliamo le riviste su cui il bunker è stato pubblicato come esempio di architettura top in location speciali e Rainer ci racconta come per lui è importante che gli ospiti vengano per vivere questa esperienza con la consapevolezza che sia un’esperienza unica in tutto il mondo. L’unico bunker autentico, trasformato in un  hotel con ristorazione di alto livello e spa. Altri ospiti arrivano, ci si saluta con un sorriso: ci si sente parte di un gruppo accomunato dallo stesso spirito di avventura. Lo chef fa capolino, siamo pronti per assaggiare i suoi piatti. La cucina è ottima, arrivano più piatti dai sapori prelibati e dalla presentazione fantasiosa, buoni da mangiare e belli da vedere. Rainer ci spiega che il ristorante è importante: essendo anche aperto al pubblico, vuole offrire una cucina speciale, come speciale è anche la location. Si può prenotare un pranzo (circa 35 franchi, meno di 40 euro) e si vive per un paio d’ore l’atmosfera della Claustra. Una sosta incredibile per chi passa dal Gottardo e nel Gottardo vuole anche “entrare” nel senso più letterale del termine.

Dopo cena, usciamo dal bunker, a vedere le stelle. Passeggiamo sulla Tremola e alziamo lo sguardo verso il cielo. E’ ancora nuvoloso. Il Gottardo è silenzioso, a quest’ora è deserto. Un luogo senza tempo, rimasto con la sua vecchia strada di sampietrini e le sue rocce antiche. Una poesia che anche di notte affascina. Ci addormentiamo nel bunker, in una camera dove in piena estate, i termosifoni vanno al massimo per riscaldare l’ambiente. E ci riescono. Il sonno è tranquillo. E silenzioso, naturalmente. Prima volta che dormiamo “sotto terra”. Esperienza sicuramente da fare. Al mattino la colazione non solo è ricca, ma anche ben presentata: taglieri di formaggio e affettati disposti in modo ordinato e geometrico; yogurt e latte delle valli circostanti; frutta, pane fresco e ghiotte marmellate. Caffè, cioccolata, the: insomma una colazione da re. L’addio è solenne. Salutiamo le gallerie del bunker, ringraziamo Rainer per questa esperienza fuori dal comune e ci facciamo strada sulla nostra GS 1.2 verso l’uscita del tunell, verso la luce. www.claustra.ch